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Le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) sono state, ed alcune di esse lo sono tuttora, ampiamente utilizzate in campo industriale e in applicazioni di consumo, ad esempio in rivestimenti resistenti all’olio in prodotti di carta e cartone a contatto con gli alimenti, schiume antincendio, tensioattivi per l’industria estrattiva e i pozzi petroliferi, lucidanti per pavimenti e formulazioni di insetticidi.
Il loro uso diffuso e la loro persistenza nell’ambiente hanno determinato un’ampia contaminazione ambientale. La contaminazione degli alimenti con queste sostanze è dovuta principalmente al bioaccumulo nelle catene alimentari acquatiche e terrestri e all’uso di materiali a contatto con gli alimenti contenenti PFAS. L’acido perfluoroottansulfonico (PFOS) e l’acido perfluoroottanoico (PFOA) e i loro sali sono le PFAS presenti nelle concentrazioni più elevate negli alimenti e negli esseri umani.
L’uomo può venire esposto ai PFAS da fonti diverse, ad esempio tramite gli alimenti, beni di consumo e anche l’ambiente. Queste sostanze possono infatti essere immesse nell’ambiente da impianti produttivi, discariche o impianti di trattamento delle acque reflue.
Noti anche come “sostanze chimiche eterne”, i PFAS sono estremamente persistenti e, una volta introdotti nell’ambiente, resistono alla degradazione a lungo aumentando la probabilità della loro presenza negli alimenti e sollevando preoccupazioni circa il loro impatto a lungo termine sulla salute e l’ambiente.
Gli studi più recenti, confermati dall’EFSA, indicano che l’esposizione cronica può causare:


Il quadro normativo dei PFAS nell’Unione Europea è attualmente in una fase di profonda trasformazione. Si sta passando da una regolamentazione di singole sostanze (come PFOA o PFOS) a una gestione per intere classi di sostanze e per tipologia di utilizzo:
È il pilastro per la sicurezza alimentare. Stabilisce i limiti legali invalicabili per quattro PFAS (PFOA, PFOS, PFNA, PFHxS) in alimenti come uova, carne, pesce e frattaglie.
È entrato pienamente in vigore a gennaio 2026:
Il nuovo Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR) introduce restrizioni severissime:
In seguito ai workshop EFSA più recenti l’attenzione si è spostata sul TFA (Acido Trifluoroacetico), una molecola piccola e ultra-mobile. Entro il 31 luglio 2026, l’EFSA pubblicherà la valutazione finale sui rischi del TFA, che potrebbe portare a nuovi limiti legali. Inoltre, si sta valutando la proposta storica di vietare l’intera classe dei PFAS (oltre 10.000 sostanze) invece di procedere una ad una. Il parere definitivo è atteso per la fine del 2026.L’Europa infine ha adottato l’approccio “One Substance, One Assessment” centralizzando i dati in un’unica piattaforma per evitare che agenzie diverse diano pareri discordanti sulla stessa sostanza.
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